Matteo Piano: «Come prendere con filosofia la pallavolo»

Posted by Playr

Il suo ruolo nella pallavolo è «centrale», ma ora che è in pausa coltiva pensieri laterali. In attesa dei Mondiali
Questo articolo è stato estratto dal numero di Vanity Fair in edicola dal 23 maggio

Nella campagna astigiana c’è un albero rarissimo: un ciliegio, nato sopra a un gelso. Bialbero, si chiama. Lì sotto è andato **Matteo Piano**, per farsi fotografare e scrivere per i suoi fan su Instagram l’annuncio più triste. Il pallavolista 27enne, cresciuto nel Modena e passato l’anno scorso al Power Volley Milano, sarà costretto a operarsi al tendine e vivrà solo da spettatore l’avventura dell’Italia alla neonata Nations League (l’ex World League) che parte il 25 maggio. Ma come da un gelso è nato un ciliegio, ha scritto, così da quell’infortunio lui rinascerà più forte di prima, magari anche in tempo per giocare ai Mondiali che si terranno in Italia dal 9 al 30 settembre.
Matteo Piano è un centrale, ma ama pensare laterale, stare su un piano opposto e rimanere libero. «Il centrale è il ruolo considerato più “**sfigato**”. Salta a ogni azione, fa meno punti rispetto agli altri, non ha la gloria dell’opposto né l’importanza dell’alzatore. Ma a me è sempre piaciuto».

**Che cosa farà adesso che non può fare il centrale per l’Italia?**
«Staccherò un po’. Lo feci già dopo la finale persa all’Olimpiade nel 2016. Comprai un biglietto aereo e me ne andai a girarmi l’Uruguay, col mio amico Luca».
**Luca Vettori, compagno di nazionale con cui conduce un podcast. Di cosa parlate?**
«Di tutto, tranne che della nostra carriera: i nostri viaggi, i film,
le poesie…».

**Qualcuno vi chiama «i filosofi della pallavolo».**
«Ma no, siamo ignorantissimi. Al massimo abbiamo una filosofia simile. Viviamo tranquillamente il lato sportivo della nostra vita. Non vogliamo esaurire la nostra esistenza soltanto nella pallavolo, vogliamo rimanere “umani”».

**Questo è parlare da filosofo…**
«In passato sono stato anche aiutato da Cecilia, una psicologa dello sport: era il 2014, attraversavo un momento di crisi, non mi divertivo più in campo. Abbiamo iniziato a parlare. All’inizio, ci incontravamo una volta ogni due settimane».

**Che cosa le ha fatto capire?**
«Mi ha aiutato a non prendere tutto troppo sul serio. Prima di entrare in campo per una partita molto importante, le ho mandato un messaggio: “Sono felice
di andare a giocare”. Ecco, ora me la godo di più».

Fonte: https://www.vanityfair.it/sport/storie-sport/2018/05/26/matteo-piano-come-prendere-con-filosofia-la-pallavolo